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Comunicati stampa 2026

Comunicati Stampa

Libri & autori. Rossella de Cadilhac e Lucia Serafini. Presentazione al Poliba

Il restauro e la cura dell’albero Mauro Civita tra vita e opere

Bari, 21 aprile 2026 – L’albero, come la memoria, è portato a crescere. Gli anelli concentrici nel tronco come le stratificazioni del costruito, la memoria, conducono ad una identità. Saper leggere queste tracce per tutelare e conservare la memoria, e l’identità che ne deriva, è compito del restauro.

Su questi principi cari a Mauro Civita (1933-2003), architetto e professore si basa un corposo libro di recente pubblicazione: “Il restauro e la cura dell’albero. Mauro Civita tra vita e opere” di due sue allieve: Rossella de Cadilhac e Lucia Serafini docenti di restauro architettonico al Politecnico di Bari e all’Università “G. d’Annunzio” di Chieti. Pubblicato da Schena Editore 2025 (568 pagine, 42,50 Euro) il testo è dedicato alla vita e alle opere di Mauro Civita, testimone importante della storia del restauro in Italia e nel mondo. Con il suo maestro, Roberto Pane, Civita ha condiviso un concetto di ricerca fondato sul rispetto della materia stratificata come elemento essenziale della salvaguardia del patrimonio culturale come pure l’attenzione per la tutela e risanamento dei centri storici come i Piani di recupero di Molfetta e Bitonto per una continuità culturale fra antico e nuovo.

Civita assegnava alle competenze degli specialisti, e dunque alla scuola di cui lui stesso era protagonista, la responsabilità principale della cura dell’albero, la memoria, certo che curando l’albero avremmo curato noi stessi e la memoria di cui possiamo essere depositari soltanto a patto di averne contezza.

Alla facoltà di Architettura di Pescara dal 1973. Ordinario di Restauro dei Monumenti nel 1990, si trasferisce dall’anno accademico 1995-1996 alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari dove rimase sino alla sua morte, nel 2003.

L’interesse per la stratificazione, a qualsiasi latitudine, è stato uno dei punti forti del pensiero e dell’opera di Civita. Con questo approccio ha gestito cantieri eccellenti come le cattedrali di Ruvo di Puglia, Conversano, Acquaviva delle Fonti, i teatri di Barletta e Lucera, e le esperienze di recupero di centri storici come Bari, Molfetta, Bitonto, in Puglia, Termoli in Molise. Civita è stato soprattutto un tecnico che ha guardato al progetto come a un’arma formidabile per intervenire sull’esistente e migliorarne le prestazioni, sia a carattere funzionale che statico e costruttivo.

La presentazione del volume “Il restauro e la cura dell’albero. Mauro Civita tra vita e opere” a cura di Rossella de Cadilhac e Lucia Serafini, avrà luogo domani, mercoledì, 22 aprile, ore 9,00, al Politecnico di Bari, presso la Sala delle Videoconferenze (via Amndola,126/b).

Attraverso i contributi accademici e le testimonianze la presentazione consentirà di approfondire il rapporto tra conoscenza, progetto e cantiere nel restauro, mettendo in luce il valore della ricerca scientifica e dell’esperienza operativa restituendo un quadro complesso e attuale del restauro come pratica critica e responsabile.

Programma

Ore 9:00 – Apertura dei lavori, Rossella de Cadilhac e Lucia Serafini

Moderatore: Giuseppe Berardi – Associazione Mauro Civita

Ore 9:10 – Saluti istituzionali

Umberto Fratino – Rettore del Politecnico di Bari

Francesco Defilippis – Direttore del Dipartimento ArCoD

Ore 9:30 – Interventi istituzionali

Maria Piccarreta – Direzione Generale Creatività Contemporanea, MiC

Francesca Romana Paolillo – Soprintendente ABAP-Bari

Cosimo Damiano Mastronardi – Presidente Ordine Architetti P P C B a r i

Ore 9:30 – Presentazione del volume

Claudio Varagnoli – Università di Roma “La Sapienza”

Eppure, in quel posto impossibile. La Scuola di Restauro di Pescara

Adriano Ghisetti Giavarina – Università "G. d'Annunzio" di Chieti-Pescara

L’attività scientifica di Mauro Civita tra ricerca e progetto

Ignazio Carabellese – Politecnico di Bari

Il cantiere che serve al restauro, tra conoscenza e progetto

Andrea Pane – Università degli Studi di Napoli “Federico II”

Centri storici di Puglia e non solo, fra istanze teoriche e urgenze operative

Ore 11:30 – Testimonianze e contributi

Schena Editore

Editoria e restauro: trasmissione e costruzione del sapere

Impresa Cingoli Nicola & figlio s.r.l.

Il cantiere del restauro: tecnica, materia e responsabilità

Giuliano Volpe – Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”

Archeologia e restauro: conoscenza e progetto della conservazione

Francesco Ghiro – Associazione Mauro Civita

L’eredità culturale di Mauro Civita.

I Concerti del Politecnico. Giovedì, 23 aprile, ore 18.30, Rettorato, campus universitario

Il Cinema ad occhi chiusi, immagini che nascono dal suono

Esibizione di Daniele Rosati, pianista

Bari, 20 aprile 2026 - Ascoltare una colonna sonora significa spesso rivedere un film con l’immaginazione. Nella proposta musicale per pianoforte solo, il giovane pianista Daniele Rosati invita il pubblico il prossimo giovedì, 23 aprile, ore 18,30 presso la sede del rettorato (campus universitario), a percorrere un’esperienza d’ascolto immersiva, in cui la musica genera immagini interiori e diventa protagonista del racconto. Lo farà nel corso del terzo appuntamento della stagione 2026 della settima edizione de “I Concerti del Politecnico”, iniziativa Poliba-ARCoPu, Associazione Regionale dei Cori Pugliesi.

Rosati proverà a trasformare i temi più conosciuti della storia del cinema in paesaggi sonori capaci di evocare emozioni, luoghi e storie. La musica diventa personaggio invisibile del linguaggio cinematografico, ponte tra arte, tecnologia e percezione.

Per partecipare gratuitamente allo spettacolo è necessario prenotarsi attraverso il seguente link: https://www.eventbrite.it/e/il-cinema-a-occhi-chiusi-tickets-1984609738151?aff=oddtdtcreator

Prenotazioni aperte sino alle ore 12,00 di giovedì, 23 aprile e alla disponibilità dei posti.

Il Pianista.

Daniele Rosati, nato a Fasano, è un giovane pianista di spiccata sensibilità musicale. Avviato allo studio del pianoforte sotto la guida di Cosimo Gigliola, si è diplomato con il massimo dei voti e la lode. Attualmente frequenta il Biennio in Pianoforte al Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli con Roberto Bollea, affiancando il Triennio in Strumentazione per Orchestra di Fiati. Vincitore di numerosi concorsi nazionali, tra cui il Primo Premio Assoluto a Muse in Musica, svolge un’intensa attività concertistica come solista e camerista. Unisce rigore tecnico e comunicatività, mostrando particolare interesse per il repertorio contemporaneo.

Il libro e gli autori. Primo appuntamento con Gianni Silvestrini e Giuseppe Onufrio

 L’illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili

“il Caffe della Sostenibilità”, in programma domani, 21 aprile, ore 11,30, al Politecnico, è una iniziativa del Distretto Produttivo Pugliese delle Energie Rinnovabili “La Nuova Energia” e del Politecnico di Bari

Bari, 20 aprile 2026 - È possibile immaginare un mondo alimentato al 100% da energie rinnovabili? Gianni Silvestrini e Giuseppe Onufrio rispondono alla domanda con dati, casi reali che smontano, uno per uno, i miti del ritorno al nucleare. Lo fanno nel loro saggio: “L’illusione del nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili”, Edizioni Ambiente, 240 pagine, 22 euro.

Dai cantieri infiniti dai costi altissimi ai rischi degli incidenti; dalla gestione delle scorie allo smantellamento, il nucleare appare una tecnologia rigida, costosa e poco adatta a contrastare la crisi climatica. Gli autori mostrano perché il nucleare non può competere con i costi, la velocità, la scalabilità e la flessibilità delle rinnovabili. Parallelamente il libro racconta la rivoluzione già in atto, mostrando come il solare e l’eolico siano diventati le opzioni più convenienti. Mobilità, edilizia e industria sono i terreni decisivi su cui giocare la transizione con soluzioni concrete e scenari che indicano una rotta praticabile verso un sistema energetico sostenibile, equo e credibile.

Due storie opposte che si intrecciano: quella di una tecnologia in affanno e quella di una trasformazione che accelera saranno raccontate dagli autori, domani, martedì, 21 aprile, ore 11,30, al Politecnico presso la biblioteca d’ateneo, “PoliLibrary” (campus univesritario) in occasione del primo incontro de “Il caffè della Sostenibilità”, percorso di eventi e dibattiti curato dal Distretto Produttivo Pugliese delle Energie Rinnovabili e dell’Efficienza Energetica “La Nuova Energia” e dal Politecnico di Bari. L’iniziativa si propone con l’intento di fornire a imprese, istituzioni, società̀ civile uno spazio di discussione e riflessione partecipata sui temi portanti dello sviluppo responsabile e sostenibile dell’economia globale e del suo rilancio.

Nel primo evento de “Il caffè delle Sostenibilità” gli autori colloquieranno con il prof. Riccardo Amirante, ordinario di Sistemi Energetici del Politecnico, il prof. Umberto Berardi ordinario di Fisica Tecnica del Politecnico e il Presidente del Distretto Beppe Bratta.

Ingresso libero.

Chi sono gli ospiti ed autori.

Gianni Silvestrini ha svolto attività di ricerca presso il CNR e il Politecnico di Milano.

È stato direttore generale del Ministero dell’Ambiente e consigliere al Ministero dello

Sviluppo economico. Attualmente è direttore scientifico del Kyoto Club e della rivista e

portale QualEnergia. È presidente della società Exalto Energy & Innovation e presiede il Comitato scientifico di Key – The Energy Transition Expo. Diverse le sue pubblicazioni per Edizioni Ambiente.

Giuseppe Onufrio ha svolto attività di ricerca in campo energetico e ambientale collaborando con enti scientifici e associazioni tra il 1985 e il 1997. Attivo nei movimenti ambientalisti fin dagli anni Settanta, ha unito al lavoro di ricerca un impegno costante e diretto per la tutela dell’ambiente. Ha fatto parte del consiglio di amministrazione dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente, oggi ISPRA. È stato direttore scientifico dell’Istituto Sviluppo Sostenibile Italia, oggi Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. In Greenpeace Italia ha ricoperto il ruolo di direttore delle campagne dal 2006. Fa parte della rete europea Nuclear Transparency Watch.

Didattica. Inaugurazione e prima lezione giovedì, 9 aprile, ore 11:30, Poliba, sede del BINP

Master KEI, valorizzazione della ricerca, trasferimento tecnologico, gestione della proprietà intellettuale: così prepariamo gli specialisti dell’innovazione

E’ il primo Master d’Italia di secondo livello multi-sede universitaria. Promosso dai Politecnici di Torino e Bari, partecipano dieci università, il Ministero del Made in Italy, l’Associazione nazionale NETVAL. Patrocinio del CoDAU

Bari, 7 aprile 2026 - Produzione e trasferimento della conoscenza, gestione strategica della proprietà intellettuale, rappresentano leve fondamentali per l’innovazione, la competitività delle imprese, lo sviluppo della ricerca.

Tali processi richiedono competenze interdisciplinari integrate: da quelle tecnico-scientifiche a quelle giuridiche-economiche-manageriali, unite alla capacità di adattamento a contesti in continuo cambiamento, come richiede il presente.

Master KEI 2025-26, “Intellectual Property Valorisation for Knowledge Exchange & Impact” è il primo master multi-sede in Italia, che mira a formare i futuri manager dell’innovazione.

Il Master, di II° livello, giunto alla V edizione, è promosso da Netval (Associazione che riunisce 66 Università, 13 enti pubblici di ricerca, 18 Istituti di Ricovero a Carattere Scientifico e 13 altre istituzioni), Politecnico di Torino, Ministero delle Imprese e del Made in Italy e da quest’anno anche dal Politecnico di Bari.

Con il patrocinio del CoDAU (Convegno permanente dei Direttori Generali delle Università), si avvale della partecipazione e dei contributi scientifici-didattici delle Università di: Bologna, Cagliari, Firenze, Trento, Bergamo, Torino, del Gran Sasso Science Institute, della Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia e dei promotori, Politecnici di Torino e Bari in qualità di sedi ospitanti del percorso itinerante.

Il Master, 60 CFU, in lingua italiana, nasce per chi intende acquisire una preparazione avanzata sui processi di innovazione, di valorizzazione della ricerca e di trasferimento tecnologico, con particolare attenzione alla tutela e gestione della proprietà intellettuale.

L’obiettivo è formare professionisti in grado di comprendere e interpretare l’ecosistema nazionale dell’innovazione, di gestire processi complessi di trasferimento tecnologico, di generare valore dalla conoscenza scientifica e tecnologica e di operare efficacemente nei contesti di interazione tra università, centri di ricerca e mondo produttivo.

Il Master, a numero chiuso per max 25 laureati magistrali e/o dottori di ricerca (sono stati ammessi 15 candidati all’attuale V edizione), fornisce competenze avanzate grazie a un percorso multidisciplinare, professionalizzante.

Il Master avrà una durata annuale per un totale di 1050 ore (300 ore di attività didattica frontale e laboratoriale; 750 ore di project work finale e/o tirocinio). Avvio delle attività didattiche: aprile 2026. Conclusione: ottobre 2027.

Il Poliba ospiterà l’evento di apertura del Master KEI e sarà sede didattica dei tre moduli formativi previsti sui temi: “Valorizzazione della Ricerca e Terza Missione”; “Gestione dell'innovazione”; “Modelli di trasferimento tecnologico”. Coordinatore scientifico: prof. Antonio Messeni Petruzzelli.

L’evento inaugurale e la prima lezione del Master sono previsti giovedì, 9 aprile, ore 11:30 presso il BINP - Boosting Innovation in Poliba (Spazio Oplà – campus universitario).

Il programma prevede: Saluti istituzionali, prof. Umberto Fratino, Rettore del Politecnico di Bari; dott.ssa Paola Brunetti, Dirigente Ministero delle Imprese e del Made in Italy; prof.ssa Eleonora Di Maria, Netval; prof.ssa Elisa Ughetto, responsabile scientifica Master KEI Politecnico di Torino; prof. Antonio Messeni Petruzzelli, referente scientifico master KEI Politecnico di Bari.

Seguirà (ore 13,00) la prima lezione dedicata alla Valorizzazione della Ricerca e della Terza Missione.

I Concerti del Politecnico. Giovedì, 9 aprile, ore 18.30, Nuovo Rettorato Poliba

Lo spettatore invisibile, l’atto di vedere nel cinema

Con Serena Fortebraccio, canto, Enzo Piglionica, voce recitante, Domenico Cartago pianoforte. Ingresso gratuito previa prenotazione

Bari, 3 aprile 2026 – “Lo spettatore invisibile”, in programma il prossimo giovedì, 9 aprile, ore 18:30 al Politecnico di Bari per la 7 edizione de “I Concerti del Politecnico, è uno spettacolo che indaga l’atto di vedere nel cinema.

La proposta artistica intreccia testi parlati, musica dal vivo e proiezioni. Il pubblico viene guidato in un viaggio che parte dal buio della sala per attraversare la fascinazione collettiva che il cinema sa evocare.

Non è dunque una storia lineare del cinema, ma un mosaico di visioni, suggestioni e atmosfere. Un percorso che parte dal mito della caverna di Platone fino ad incontrare il pensiero di grandi autori (Wenders, Lynch, Kieslowski, Kubrick, Tarkovskij, etc.). Lo spettacolo è pensato come un’esperienza immersiva, sospesa tra concerto e performance teatrale: le luci, le proiezioni e la parola creano un linguaggio ibrido che restituisce al pubblico il senso collettivo ed intimo del cinema. In un tempo in cui siamo continuamente bombardati da immagini, “Lo spettatore invisibile” si interroga su cosa significhi davvero “guardare e vedere” il reale attraverso l’illusione del cinema.

Per partecipare all’evento gratuito ed aperto al pubblico è necessario prenotarsi da oggi, 3 aprile sino ad esaurimento posti disponibili attraverso il seguente link: https://www.eventbrite.it/e/lo-spettatore-invisibile-tickets-1984608941769?aff=oddtdtcreator Chiusura prenotazioni: giovedì, 9 aprile, ore 12,00.

Lo spettacolo, in programma presso la sede del nuovo rettorato del Poliba (campus universitario) è parte integrante della 7 edizione de “I Concerti del Politecnico”, iniziativa del Politecnico di Bari e dell’Associazione Regionale dei Cori Pugliesi (ARCoPu).

Uno sguardo sugli ospiti. Sulla scena musicale da oltre 20 anni, Serena Fortebraccio, frequenta il mondo del Jazz e parallelamente percorre sentieri culturali da cui attinge per formulare la propria proposta musicale. Formatasi jazzisticamente a Bari, tra la scuola “Il Pentagramma” e il Conservatorio “Niccolò Piccinni”, è docente di Canto Jazz presso il Conservatorio “Nino Rota” di Monopoli. Tra le collaborazioni nel jazz si ricordano quelle con Roberto Ottaviano Mirko Signorile, Fabio Accardi, Paolo Damiani, Pino Minafra, Vito Di Modugno.

Vincenzo Piglionica è regista, classe 1973, studia storie, miti e archetipi e impara il ritmo montando immagini come fossero spartiti musicali. Il risultato è uno sguardo narrativo lucido. Negli anni si muove tra videoclip, cortometraggi e produzioni indipendenti, fino a fondare nel 2001 “Vertigo Imaging”: società̀ e bottega creativa che mescola cinema, advertising, televisione. Collabora con la EMI, Universal, Sony, Fandango e con gli artisti: Caparezza, Roy Paci e Neri per Caso. Firma documentari selezionati alla Biennale di Venezia e corti finalisti ai Nastri d’Argento.

Domenico Cartago, pianista e compositore originario di Trani, utilizza il suono come linguaggio delle profondità dell’anima. Formatosi nel jazz sotto la guida di Davide Santorsola, si laurea con lode al Conservatorio “Niccolò Piccinni” di Bari. La sua musica fonde jazz, elettronica e sperimentazione. Attivo in ambito teatrale e didattico, collabora con artisti di diversa estrazione.

Il libro. Presentazione domani, 25 marzo ore 16:30 Sala Consiliare Città Metropolitana

Marino Lopopolo, Architetto e pioniere coraggioso

Figura profondamente radicata nel clima culturale barese del futurismo degli anni ’30, protesa alla ricerca e definizione di una nuova idea di architettura e di città

Bari, 24 marzo 2026 – Nella classica cartolina della città di Bari spiccano le inquadrature esterne del borgo marinaro della città veccia aggrappato a San Nicola, protetto dal Castello Svevo, la scacchiera del quartiere ottocentesco murattiano dall’alto a cui seguono i riflessi nell’antistante specchio d’acqua degli ordinati lampioni del Lungomare Nazario Sauro che anticipano la cornice di edifici pubblici e palazzi degli anni 30 del ‘900.   

Quest’ultima parte della storia rappresenta una evoluzione urbanistica e culturale significativa della città di Bari. Il modernismo e ancor più il futurismo di Marinetti, correnti di pensiero che stimolano il fascismo inducono la città ad interpretare un nuovo ruolo: moderno, dinamico, intraprendente, politicamente proteso verso l’altra sponda dell’Adriatico. L’architettura diventa strumento per una nuova lettura di simboli e significati.

Nella costruzione dell’immagine moderna della città di Bari si inserisce il contributo e l’esperienza di Marino Lopopolo. quale caso emblematico per comprendere le dinamiche di modernizzazione del tessuto urbano barese nel quadro della «grande Bari» fascista. Marino Lopopolo (Bisceglie, 1905 – Bari, 1980), laurea in architettura nel 1932 presso la Regia Università di Napoli, percorre, condivide ed esprime, attraverso le opere, molti tratti del pensiero futurista. Fautore dell’istituzione dell’albo degli architetti della Puglia (1952) resterà propositivo anche nel dopoguerra sino alla metà degli anni ’70. All’Ordine degli Architetti della provincia di Bari è stato donato il suo archivio.

Oggi, un corposo libro, “Antonio Lopopolo, Architetto e pioniere coraggioso” di Antonio Labalestra, edizioni Quasar (368 pagine, 22,00 Euro), attraverso un attento lavoro sulle fonti archivistiche, ricostruisce il profilo umano e professionale dell’architetto barese, restituendone la complessità e il rilievo nel più ampio contesto della cultura architettonica italiana del Novecento.

Il volume mette in luce il contributo di Lopopolo alla definizione di una nuova idea di architettura e di città, seguendone l’attività tra edifici pubblici, quartieri popolari, palazzi ministeriali, città di fondazione e spazi commerciali tra i più rappresentativi della Bari del tempo.

Ne emerge una figura profondamente radicata nel clima culturale del futurismo e del razionalismo, capace di interpretare l’architettura come strumento di trasformazione sociale e come espressione di una visione moderna, rigorosa e insieme ambiziosa. La vicenda di Marino Lopopolo diventa così anche una chiave per rileggere il dibattito, aperto soprattutto dagli anni Trenta, sul rapporto tra architetti, istituzioni, ideologia e potere politico.

Il libro sarà presentato domani, mercoledì, 25 marzo, ore 16:30, nella Sala Consiliare della Città Metropolitana di Bari, Lungomare Nazario Sauro.

A discutere con l’autore saranno Gian Paolo Consoli, Professore di Storia dell’architettura presso il Politecnico di Bari, Carlo Moccia, Professore di Progettazione architettonica del Politecnico di Bari e Ferdinando Pappalardo, Vicepresidente dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia e già professore di Teoria e storia dei generi letterari presso l’Università degli Studi di Bari.

L’incontro si aprirà con i saluti di Umberto Fratino, Rettore del Politecnico di Bari, di Franco Defilippis, Direttore del Dipartimento ArCoD – Architettura, Costruzione e Design, e di Cosimo Damiano Mastronardi, Presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bari.

Interverranno: Vito Leccese, Sindaco di Bari, Giovanna Iacovone, Vicesindaco di Bari, Adriano Buzzanca, Direttore dell’Archivio di Stato di Bari e Francesca Romana Paolillo, Dirigente della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio.

L’autore. Antonio Labalestra è professore associato di Storia dell’architettura presso il Politecnico di Bari ed è stato visiting professor in diverse università straniere. Ha fondato e dirige un laboratorio di ricerca pubblico impegnato nella formazione e nello studio delle fonti archivistiche applicate alla storia dell’architettura e delle discipline del progetto. I suoi interessi di ricerca riguardano principalmente l’architettura tra la fine del XIX e il XX secolo, con particolare attenzione al Mezzogiorno e ad alcune figure centrali del panorama italiano del Novecento, tra cui Ernesto Basile, Armando Brasini, Marcello Piacentini, Gio Ponti e Aldo Rossi. Accanto a numerosi saggi pubblicati in volumi e riviste internazionali, ha dato alle stampe, per Quasar, Il palazzo del Governo di Taranto. La politica, i progetti e il ruolo di Armando Brasini (2018).

L’evento al Poliba, domani 20 marzo, in occasione di “Università svelate”

Bari, 19 marzo 2026 - “Liberi di scegliere” è il titolo della XVIII edizione di UniStem Day 2026 il più grande evento internazionale di divulgazione scientifica dedicato a studentesse e studenti. L’evento è in programma domani, 20 marzo, in contemporanea in 93 atenei e centri di ricerca di 12 Paesi in occasione dell’iniziativa, “Università svelate", promossa dalla Conferenza dei Rettori (CRUI).

A Bari, l’iniziativa è coordinata dall’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, dal Politecnico di Bari, dalla Libera Università Mediterranea (LUM) e dal CNR – Istituto di Biomembrane, Bioenergetica e Biotecnologie Molecolari.

L’evento si svolgerà presso l’Aula Magna "Attilio Alto” del Poliba dalle ore 9:00.

Nel corso della giornata, i partecipanti potranno assistere a interventi di alto profilo scientifico: la Prof.ssa Maria Grano dell’Università di Bari illustrerà il dialogo tra osso, muscolo e cervello; il Prof. Vitantonio Bevilacqua del Politecnico di Bari presenterà le applicazioni della bioingegneria nell’approccio One Health; il Prof. Mario Acunzo della Libera Università del Mediterraneo, approfondirà il ruolo dei microRNA nella biologia moderna. A concludere l’evento sarà la Prof.ssa Michela Matteoli, neuroscienziata, prorettrice dell’Università Humanitas di Milano e accademica dei Lincei, con un intervento dedicato al funzionamento e alle potenzialità del cervello.

“Il valore più grande di questa giornata – è detto in una nota - è offrire alle studentesse e agli studenti l’opportunità di avvicinarsi concretamente al mondo della ricerca, scoprirne il fascino e comprenderne l’impatto sulla vita quotidiana. Incontri come questo possono accendere curiosità, stimolare nuove vocazioni e aiutare i giovani a immaginare il proprio futuro nella scienza, in modo libero e consapevole»

UNISTEM DAY 2026 nel mondo. Oltre all’Italia, partecipano a UniStem Day 2026: Australia, Danimarca, Francia, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Spagna, Svezia, Ungheria.

Nuove regole e algoritmi per guidare le comunità del futuro, che è già tra noi, verso soluzioni condivise, sostenibili e tecnicamente affidabili

Bari, 18 marzo 2026 - Immaginiamo una comunità in cui le case producono energia con i pannelli fotovoltaici, le batterie accumulano l’elettricità in eccesso, le auto elettriche diventano riserve mobili di energia e gli edifici dialogano tra loro per ridurre sprechi e costi. È una visione di un futuro lontano? No, questa è la realtà delle nuove comunità energetiche e dei sistemi energetici distribuiti che stanno emergendo in Europa e nel mondo. Far funzionare efficacemente questi sistemi, però, non è semplice. Ogni utenza ha esigenze diverse, ogni impianto rinnovabile produce in modo variabile, i mercati energetici cambiano rapidamente e gli utenti non si comportano sempre in modo prevedibile. Governare questa complessità significa mettere in relazione interessi differenti e obiettivi talvolta contrastanti.

In questo scenario nasce il progetto CONSENSUS “Control and Optimization of Networked Smart ENergy Systems through User-driven and Sustainability-oriented Strategies”.

L’idea progettuale è quella di sviluppare architetture di controllo capaci di costruire “consenso” tra le diverse componenti del sistema energetico: tra produzione e consumo, tra convenienza economica e sostenibilità ambientale, tra autonomia locale e coordinamento con la rete elettrica. Il consenso, in questo contesto, non è solo un concetto sociale ma un principio ingegneristico che indica la capacità di un insieme di unità autonome di raggiungere, attraverso regole di interazione locali e distribuite, un accordo su determinate variabili di interesse (potenza scambiata, prezzi, livelli di carico, ecc.), garantendo coerenza globale del sistema senza ricorrere a un unico centro di comando. Significa in altre parole, progettare regole e algoritmi che guidino il sistema verso soluzioni condivise, sostenibili e tecnicamente robuste.

CONSENSUS è stato finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito della terza edizione del Fondo Italiano per la Scienza (FIS 3), uno dei programmi più competitivi a livello nazionale dedicati alla ricerca fondamentale. Il progetto sarà coordinato da Raffaele Carli, vincitore di un Consolidator Grant e beneficerà di un finanziamento pari a 1,53 milioni di euro. Carli è professore associato di “Automatica” presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e dell’Informazione del Poliba. Il progetto, di durata quinquennale (2026–2031), rappresenta il primo finanziamento ottenuto dal Politecnico di Bari nell’ambito del Fondo Italiano per la Scienza (FIS).

“Non si tratta semplicemente di ottimizzare flussi di energia – dice Raffaele Carli - ma di progettare meccanismi decisionali che consentano ai diversi attori: cittadini, imprese, operatori di cooperare in modo intelligente. Per farlo, CONSENSUS integrerà modelli matematici avanzati, meccanismi ispirati alla teoria dei giochi e strumenti di apprendimento automatico. L’obiettivo è favorire lo scambio locale di energia, valorizzare la flessibilità dei consumi, ottimizzare l’uso delle risorse rinnovabili e massimizzare l’autoconsumo, riducendo costi ed emissioni. Un elemento distintivo del progetto sarà l’attenzione alla dimensione umana. Le preferenze, le abitudini e i comportamenti degli utenti diverranno parte integrante dei modelli decisionali. L’energia non verrà più gestita come un sistema puramente tecnico, ma come un ecosistema in cui tecnologia e persone interagiscono continuamente. Il progetto – conclude - nasce dall’esigenza di affrontare in modo scientifico la crescente complessità dei nuovi sistemi energetici distribuiti”.

CONSENSUS prevede la realizzazione di una piattaforma di simulazione che consentirà di testare scenari e strategie prima della loro applicazione reale, supportando amministratori e stakeholder nella progettazione di comunità energetiche più efficienti e sostenibili. Esso rappresenterà un passo importante per consolidare ulteriormente il “Decision and Control Laboratory” del Poliba, come centro di eccellenza nello sviluppo di architetture di controllo per sistemi complessi, in particolare per sistemi energetici intelligenti.

Raffaele Carli, è professore associato di Automatica presso il Dipartimento di Ingegneria Elettrica e dell’Informazione del Politecnico di Bari. Ha conseguito la Laurea in Ingegneria Elettronica con lode nel 2002 e il PhD in Ingegneria Elettrica e dell’Informazione nel 2016 presso lo stesso Ateneo, dopo un’esperienza professionale nel settore spazio e difesa. Svolge attività di ricerca presso il “Decision and Control Laboratory” del Poliba. Si occupa di modellazione, ottimizzazione e controllo di sistemi complessi di larga scala, con particolare attenzione ai sistemi energetici intelligenti e sostenibili. È autore di oltre 140 pubblicazioni scientifiche internazionali.

Il Fondo Italiano per la Scienza (FIS) è un programma nazionale promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) per sostenere la ricerca fondamentale di eccellenza in Italia. Il FIS finanzia progetti ad alto contenuto innovativo proposti da ricercatori e ricercatrici che operano presso università ed enti di ricerca italiani, selezionati attraverso procedure altamente competitive basate esclusivamente sulla qualità scientifica delle proposte e sul profilo dei Principal Investigator. Le risorse assegnate consentono ai vincitori di sviluppare il proprio progetto in piena autonomia scientifica, costituendo gruppi di ricerca e dotandosi delle infrastrutture necessarie. Il FIS rappresenta oggi uno degli strumenti più prestigiosi e selettivi a livello nazionale per il finanziamento della ricerca di base.

Secondo appuntamento della rassegna musicale 2026, giunta alla settima edizione

Bari, 16 marzo 2026 - Il Trio Affinity, coordinato da Leopoldo Sebastiani, bassista elettrico, leader e autore degli arrangiamenti, proporrà, “Chaplin”, una sonorità̀ in bilico tra jazz, new age e world music, in occasione della performance prevista per giovedì 19 marzo, al Politecnico di Bari, in occasione del secondo appuntamento della 7 edizione de “I Concerti del Politecnico”.

Al basso elettrico di Sebastiani, si innesterà la voce di Paola Arnesano ed il gioco fantasioso delle percussioni di Pippo D’Ambrosio.  

Chaplin è il primo disco del trio. Pubblicato nel 2002 per conto della etichetta italiana PHILOLOGY, si incentra in prevalenza sulle melodie dei film del grande comico inglese, da lui stesso composte.

Il disco incontrò da subito il consenso della critica specializzata. Ne seguì una intensa attività̀ concertistica del trio presso clubs e associazioni culturali di prestigio.

Attualmente è in preparazione un secondo progetto discografico del gruppo, che dovrebbe a breve essere inciso.

Chaplin, secondo Leopoldo Sebastiani and Affinity Trio è in programma giovedì, 19 marzo, ore 18:30, presso il Foyer del nuovo Rettorato del Politecnico (Via Re David, 200, Campus universitario). Ingresso libero. PRENOTA QUI per procedere alla prenotazione del biglietto. Le prenotazioni saranno accettate sino ad esaurimento posti disponibili. Chiusura prenotazioni: giovedì, 19 marzo 2026, ore 12:00.

Tracce dei protagonisti. Leopoldo Sebastiani, bassista elettrico e compositore è un musicista di lungo corso. Nel suo curriculum importanti collaborazioni prestigiose e una nutrita discografia, nella quale si segnalano gli album da solista “Chaplin” e “Night" Ha collaborato a lungo con il flautista Nicola Stilo. Nel 2004 ha fondato il gruppo “Fabularasa”, un progetto di ricerca sulla canzone d’autore. Nel 2016 il gruppo effettua un tour internazionale con Paul Mc Candless. Nell’estate del 2017 gira in tour con il chitarrista brasiliano Toquinho. Suona occasionalmente col chitarrista brasiliano Toninho Horta. 

L'esordio di Paola Arnesano come jazz singer risale alla fine degli anni '80, con il quintetto a suo nome formato tra gli altri da Mario Rosini al piano. Collabora con grossi nomi del panorama jazzistico italiano come: Stefano Bollani, Roberto Ottaviano, Gianni Cazzola, Ettore Fioravanti, Franco Cerri, Gianni Basso, Dado Moroni, con il quale incide un disco in duo, altri. Ha vinto l'Italian Jazz Awards "Luca Flores" 2009 nella categoria "Best Jazz Singer". E' docente di canto, armonia e tecnica d'improvvisazione presso la scuola “Il Pentagramma” di Bari dal 1993.

Pippo D’Ambrosio nasce a Bari nel 1965, batterista, percussionista e compositore, studia batteria negli anni ’80 con Ettore Fioravanti e Roberto Gatto a ‘Siena Jazz’ e si specializza nel ’93 al ‘Drummers Collective’ di New York. Ottiene con lode il Diploma Accademico di I e II livello in Musica Jazz al Conservatorio N. Piccinni di Bari. Collabora con artisti e gruppi di fama internazionale. È membro di progetti come “Radiodervish”. Con oltre 70 registrazioni all’attivo, ha pubblicato tre album come leader.

La settima edizione de “I Concerti del Politecnico” è una iniziativa del Politecnico di Bari e dell’Associazione Regionale dei Cori Pugliesi.

Il film, una sperimentazione tra Architettura, Didattica e Cinema, è nato nel Laboratorio di Progettazione Architettonica IV. Musiche dei “Radiodervish” e del pianista, Alberto Iovane. Riscontri e riconoscimenti in Italia e all’estero. Tra questi, miglior Film per l’uso dell’Intelligenza Artificiale al New York Tristate International Film Festival, categoria “Best AI Film”. Il progetto avrà un seguito con una trilogia

Bari, 16 marzo 2026 - La linea nella geometria, interpretata dalla matematica, oggetto della filosofia. La linea come freccia del tempo. Può segnare un confine, la conoscenza.

“Una linea può unire. Due parti possono essere divise da una linea, ma due punti possono essere uniti da una linea”. Così, ad inizio de “La Linea”, titolo del cortometraggio degli studenti del Laboratorio di Progettazione Architettonica del IV anno del corso di laurea di Architettura del Poliba.

Iniziativa innovativa per una didattica sperimentale, tesa a coinvolgere in modo partecipativo gli studenti attraverso la magia del cinema. Una linea sottile tra didattica e innovazione, potente stimolo per la creatività degli studenti, grazie al critico impiego di strumenti di Intelligenza Artificiale generativa per immagini e video.

Obiettivo: favorire una riflessione creativa su alcuni temi contemporanei legati alla progettazione architettonica avvalendosi del supporto e della sperimentazione dei principali software della cultura digitale e dell’intelligenza artificiale che così diventano mezzi per esplorare nuovi orizzonti tra scienza e fantascienza. Il film, traendo spunto da condizioni e informazioni reali sul mondo presente, si spinge in proiezioni futuribili capaci di testare una creatività credibile.

Il corto, elaborato nel Dipartimento di Architettura, Costruzioni e Design (DARCOD) ha coinvolto 33 studenti, 8, tra ricercatori e dottorandi e il docente coordinatore del Laboratorio di Progettazione e dell’iniziativa, prof. Giuseppe Fallacara. Il lavoro, durato 4 mesi, da aprile a luglio 2025, ha espresso un audio-video di 26’ e 25”. 

Per la sua produzione, l’intera classe si è trasformata in uno studio cinematografico seguendo un iter multidisciplinare in cui si sono dovuti confrontare sia con elementi architettonico-progettuali sia con il linguaggio proprio della cinematografia, partendo dall’elaborazione di una storia, passando alla gestione delle scene, per arrivare sino alla parte attoriale vera e propria.

Bari, 10 marzo 2026 - Pacemaker e sensori senza batterie completamente integrati nei microchip: è questo lo scenario tecnologico reso possibile dalla spintronica, la branca dell’elettronica che sfrutta non solo la carica dell’elettrone ma anche il suo “spin”, una proprietà magnetica che consente di realizzare dispositivi più piccoli, più efficienti e a bassissimo consumo energetico.

In questa direzione si inserisce il risultato pubblicato su Nature Nanotechnology (doi: s41565-026-02129-w), frutto della collaborazione internazionale che vede coinvolto il gruppo di ricerca “PETASPIN”, composto da ricercatori del Politecnico di Bari e dell’Università di Messina, con il Suzhou Institute of Nano-tech and Nano-bionics (SINANO) in Cina ed il KAUST in Arabia Saudita. Tra gli autori figurano infatti, i proff. Mario Carpentieri e Riccardo Tomasello del Politecnico di Bari, insieme al prof. Giovanni Finocchio dell’Università di Messina, che hanno avuto un ruolo centrale nella progettazione e sviluppo del dispositivo. Il prof. Carpentieri, ordinario di elettrotecnica, è Prorettore alla ricerca. Il prof. Tomasello è associato dello stesso ramo scientifico.

Il team ha realizzato un rivelatore di microonde grande meno di mezzo millimetro quadrato, pienamente compatibile con la tecnologia CMOS. Tale tecnologia è utilizzata nell’industria dei microprocessori. Il dispositivo integra in un’unica architettura un’antenna magnetoelettrica e una giunzione tunnel magnetica (MTJ), elemento chiave della spintronica già impiegato nelle memorie magnetiche di nuova generazione. L’integrazione elimina la necessità di antenne esterne ingombranti, superando uno dei principali limiti alla miniaturizzazione dei rivelatori a microonde. Il risultato è un sensore wireless ultrasensibile, con una sensibilità superiore a 90.000 volt per watt e capace di rilevare segnali nell’ordine dei nanowatt. Inoltre, integrando più giunzioni magnetiche sullo stesso dispositivo, la sensibilità può superare i 400.000 volt per watt senza aumentare significativamente le dimensioni.

La piena compatibilità con la tecnologia CMOS rappresenta un elemento decisivo per il futuro trasferimento su scala produttiva, rendendo possibile l’integrazione diretta nei chip senza modificare i processi industriali esistenti.

Il risultato consolida il ruolo del Politecnico di Bari e dell’Università di Messina nella ricerca avanzata in ambito spintronico e magnetoelettrico, valorizzando il contributo del sistema universitario italiano all’innovazione scientifica in un contesto di collaborazione internazionale di alto profilo.

Bari, 3 marzo 2026 – La crisi del 1929 piegò l’economia mondiale. Prodotti e consumi subirono cambiamenti radicali. Molti si eclissarono, per sempre. Non fu così per Ole Kirk Christiansen, falegname danese di Billund che dalla crisi ricavò l’ispirazione per un grande successo d’impresa. Le crisi cancellano, ma premiano anche intelligenza, audacia, tenacia. L’artigiano, che manualmente produceva articoli da arredo per interni, ebbe la brillante idea di rivolgersi alla produzione di cose di piccolo formato come i giocattoli. E nel 1932 concepì l’idea rivoluzionaria del mattoncino capace di sviluppare la creatività di gioco dei bambini: si chiamerà LEGO (dal danese, LEg + GOdt - gioca bene). L’invenzione del mattoncino che si unisce o si disunisce ad altri per dare forma alla creatività trova ancora oggi non solo interesse commerciale ma anche scientifico per nuove ispirazioni ed applicazioni.

Seppur con caratteristiche diverse altre crisi abitano il presente: crisi ambientale, energetica o della sostenibilità, ad esempio, invocano cambi di marcia grandi o piccoli che siano. In questo contesto la ricerca può contribuire molto.

Uno gruppo di ricerca dei Dipartimenti di Architettura, Costruzione e Design (ARCOD) e di Ingegneria Civile, Ambientale, del Territorio, Edile e di Chimica (DICATECh) del Politecnico di Bari è da alcuni anni impegnato su questa linea di studi. Ed è qui che nasce nel novembre 2021 il Progetto “Blokko” uno spin-off del Politecnico di Bari che diventerà nel giugno 2024 una Start up s.r.l. innovativa con sede a Bari. Artefici dell’iniziativa sono due docenti Poliba: Calogero Montalbano e Carla Chiarantoni.

L’iniziativa propone, ispirandosi al LEGO, l’idea “E-Wall”, un sistema per la riconfigurazione rapida degli spazi con montaggio a secco indirizzato alla micro-prefabbricazione. Lo studio di un nuovo “mattoncino”, un “bit” fisico per una nuova architettura per sistemi modulari diventa centrale. Progettato e diversificato in quattro unità con misure differenti: dal parallelepipedo classico all’angolare, andranno a modulare gli spazi da costruire, interni-esterni, secondo le nuove esigenze, in linea con le caratteristiche di materiali diversi come plastiche, legno, cementi alleggeriti, poliuretano ad alta densità.

Due brevetti internazionali del 2021 e 2022 vanno a sostenere “E-Wall”, mentre altri 3 brevetti italiani (di cui uno in design) vengono depositati nel 2025 e nel recente gennaio 2026. Quattro mattoncini di forma differente diventano i modelli standard, come i Lego, per progettare, montare, smontare e ri-usare gli stessi materiali. E, si, perché “E-Wall” predilige anche una economia circolare ed ecologica. Quando il blocco raggiunge il fine vita meccanico, infatti, viene triturato e riutilizzato come materia prima per stampare nuovi blocchi, eliminando il concetto di rifiuto edilizio.

I mattoncini prevedono soluzioni ad incastro con connessioni metalliche che attraversano i blocchi e impacchettato il sistema conferendogli una stabilità che va oltre il semplice incastro. Una rete metallica interna di solidarizzazione, infine, rende stabile e compatto l’insieme del costruito come un unico blocco solido. Infine, a differenza della muratura tradizionale, dove ogni modifica richiede "tracce" (rottura fisica del muro), il sistema E-Wall nasce con un'intercapedine tecnica integrata che permette una ispezionabilità totale. Queste ed altre caratteristiche hanno determinato successo e riconoscimenti della Start up nata attraverso il Poliba. Tra questi la recente menzione speciale ottenuta al Future Hub Startup Competition di Klimahouse 2026 e dal Polihub di Milano a Bolzano per E-Wall.

Ma “Blokko” non si ferma qui: recente, e dello scorso mese di febbraio, è l’ammissione alla seconda fase della Competition per start up "Basilicata Open Lab" 2026.

"Il successo di Bolzano e l'ingresso in PoliHub Milano segnano il passaggio definitivo dalla ricerca alla scala industriale del prodotto – afferma il prof. Calogero Montalbano, amministratore della Start up Blokko.  Ora la nostra missione è chiara: vogliamo radicare in Puglia una filiera produttiva d’avanguardia e attrarre investitori lungimiranti che vogliano scommettere con noi su un’edilizia circolare, flessibile e senza barriere. Non stiamo solo lanciando un prodotto, stiamo costruendo un ecosistema d’eccellenza che parte dal Sud per rivoluzionare il modo in cui il mondo abita e trasformano i propri spazi."

 

Blokko srl - la scheda

Spin Off accademico del Politecnico di Bari nel novembre 2021.

Start up innovativa dal giugno 2024

Brevetti: N. 2 brevetti internazionali: EP3401457B1-2021, EP2992146B12022) a cui si aggiungono N. 3 domande di brevetti italiani depositati nel luglio 2025, dicembre 2025 (design) e nel gennaio 2026.

Riconoscimenti: 2022. Vincitrice del Premio Nazionale per Miglior Invenzione ITWIIN

2022. Selezionata tra le 12 realtà di Startup emergenti, e una delle 4 che ha preso parte al Talk, per il lancio del Tech4Planet di CdP, del Polihub di Milano

2023. Vincitrice del Premio Internazionale Award Gold Inventor, al GlobalWIIN 2023 per la migliore invenzione e innovazione mondiale;

2024. Selezionata tra le migliori 40 start up universitarie italiane che hanno presenziato al We Make Future di Bologna 2024;

2026. Klimhouse 2026, menzione speciale per E-wall dal Polihub di Milano e Future hub della fiera di Bolzano

2026. (in corso) ammessa alla seconda fase della competition per start up "Basilicata Open Lab" 

Oltre metà delle università italiane coinvolte nel progetto coordinato da UNHCR. Tra queste c’è il Politecnico di Bari, assieme a Uniba, Unifg, Unisalento. Le borse di studio sosterranno il prosieguo degli studi di un corso di laurea magistrale di durata biennale. Oltre 300 studenti rifugiati sono arrivati in Italia in 7 anni

Bari, 2 marzo 2026 - Si aprono oggi i nuovi bandi per le borse di studio messe a disposizione da 41 università italiane nell’ambito dell’ottava edizione del progetto UNICORE (University Corridors for Refugees) coordinato da UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati.

Grazie alle borse di studio settantotto studentesse e studenti avranno la possibilità di proseguire il loro percorso accademico in Italia frequentando un corso di laurea magistrale della durata di due anni. La loro selezione avverrà sulla base del merito e della motivazione. Il bando chiuderà il 17 aprile. Le informazioni sulle modalità di partecipazione al bando sono presenti sul sito: www.universitycorridors.unhcr.it L’arrivo in Italia dei vincitori del bando è previsto per settembre 2026.

Il progetto UNICORE, attivo dal 2019, nelle priorità strategiche dell’UNHCR, ha permesso finora a oltre 300 studenti rifugiati di accedere all’istruzione universitaria in Italia in modo sicuro e regolare, offrendo un'alternativa concreta ai pericolosi viaggi gestiti dai trafficanti. Nel mondo, solo il 9% dei rifugiati ha accesso all’istruzione terziaria.

Il programma “University Corridors for Refugees” è coordinato da UNHCR,  Agenzia ONU per i rifugiati, ed è reso possibile grazie alla collaborazione con i partner: Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Caritas italiana, Diaconia valdese, Centro Astalli, Fondazione Finanza etica, Gandhi charity, Consorzio Communitas, Camps X.

Pontrandolfo: Il mondo delle risorse umane si trova in una fase molto delicata che vede emergere spinte contrastanti: da un lato l’efficienza offerta dagli strumenti di intelligenza artificiale, dall’altro il rischio di diffondere pregiudizi attraverso gli stessi strumenti. Il nostro lavoro contribuisce a mettere in luce le variabili organizzative in gioco”.

Lagrasta: “l’Intelligenza Artificiale è come un bambino che assorbe e apprende tutto quello che gli viene somministrato. Si rende quindi necessario, diffondere una cultura della consapevolezza tanto dei potenziali rischi”

 

Bari, 25 febbraio 2026 – E’ stato presentato a Roma, nelle scorse settimane, uno studio curato dal Politecnico di Bari e dall’Università della Calabria dedicato all’Intelligenza Artificiale applicata al reclutamento del personale.

La presentazione è stata organizzata dalla Fondazione Federmanager, dal Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane e promossa dalla Fondazione Magna Grecia. L’iniziativa è una delle tappe del progetto nazionale “Privacy Tour” che coinvolge istituzioni, imprese e centri di ricerca.

Con il titolo: “Intelligenza artificiale e bias (pregiudizi) di genere nel reclutamento del personale”, ha posto diverse questioni sul piano etico e dei processi che l’IA ha introdotto per la selezione e reclutamento del personale.

Di particolare rilievo, nell’ambito dello studio, è stato il contributo del gruppo di ricerca del Politecnico di Bari (PoliBa), di cui fanno parte i docenti di ingegneria, Pierpaolo Pontrandolfo, Barbara Scozzi e Francesco Paolo Lagrasta. Per saperne di più, “Poliba Chronicle” ha intervistato Pierpaolo Pontrandolfo, professore ordinario di Ingegneria economico-gestionale, e Francesco Paolo Lagrasta, professore a contratto e ricercatore.

Professor Pontrandolfo, lo studio a quale tipologia di selezione di personale si rivolge?

Lo studio presentato affronta il tema dell’integrazione delle intelligenze artificiali nei processi di selezione del personale. Il mondo delle risorse umane si trova in una fase molto delicata che vede emergere spinte contrastanti: da un lato l’efficienza offerta dall’implementazione di strumenti di intelligenza artificiale, dall’altro il rischio di diffondere e amplificare stereotipi e pregiudizi attraverso gli stessi strumenti. Il nostro lavoro contribuisce a mettere in luce le variabili organizzative in gioco, con particolare attenzione ai valori, alla cultura e alle percezioni degli addetti alle varie fasi dei processi di selezione, come la redazione degli annunci, la selezione dei curricula e la conduzione delle interviste.

Prof. Lagrasta, quali sono i rischi, ma anche i vantaggi, emersi nell’applicazione dell’IA a tale ambito di selezione?

I rischi associati ad un uso inconsapevole delle intelligenze artificiali in questi ambiti sono legati alla propagazione e alla diffusione di stereotipi e pregiudizi. Immaginiamo l’Intelligenza Artificiale come un bambino che assorbe e apprende tutto quello che gli viene somministrato: se i dati con cui addestriamo i modelli di IA escludono sistematicamente determinate categorie, l’IA riproporrà quel pattern, considerandolo corretto. Si rende quindi necessario, ora più che mai, diffondere una cultura della consapevolezza tanto dei potenziali rischi cui l’IA ci espone, quanto degli stereotipi e dei pregiudizi che i dati conservano, quale specchio di assetti culturali discriminanti. Il nostro lavoro si è focalizzato in particolare sul tema degli stereotipi di genere. Proprio da questo punto di vista, l’IA mostra la sua doppia natura: da un lato può agire come potenziale amplificatore e diffusore di scelte e rappresentazioni sessiste, ma, se progettata, istruita e governata con criteri rigorosi, può anche diventare uno strumento operativo per riconoscere, misurare e ridurre la presenza di bias nei contenuti e nei processi decisionali.

L’Intelligenza Artificiale non è un decisore neutrale, ma uno strumento che riflette le scelte di chi lo progetta e lo utilizza. Non è l’IA a decidere al posto delle persone ma sono le persone a decidere come l’IA prende decisioni. Ma oggi è così?

(Pontrandolfo): Il quadro culturale, normativo e organizzativo in cui l’intelligenza si inserisce è eterogeneo e complesso. Il grado di consapevolezza relativo al ruolo e alle potenzialità dell’IA può differire in modo significativo, anche all’interno della stessa organizzazione. In tal senso, è necessario che le imprese assumano un impegno alla formazione del personale, affinché aumentino conoscenza e consapevolezza su tali temi.

L’IA votata al lavoro, non è solo di un’evoluzione tecnologica ma una vera e propria “infrastruttura civile” capace di influire sulla soglia decisiva della cittadinanza che sottende il livello di libertà. Una grande responsabilità con immancabili pregiudizi?

(Lagrasta): Il fatto che l’IA venga integrata a livello infrastrutturale pone un problema di invisibilizzazione. Pensiamo di passeggiare in una città: ne apprezziamo i monumenti, le architetture, le attività commerciali, i panorami. Tuttavia, difficilmente la nostra attenzione si posa sugli elementi infrastrutturali che permettono a quella stessa città di esistere: tralicci, fognature, cavi. L’infrastruttura diventa manifesta solo in caso di disastri e problemi oramai radicati. Con l’IA corriamo un rischio simile: divenire “dipendenti” da sistemi che rivelano le proprie debolezze quando è ormai troppo tardi. Ciò non si deve tradurre in una sfiducia generale verso queste tecnologie, quanto più in un approccio consapevole e attento alle stesse.

Un dato particolarmente significativo dello studio presentato riguarda il livello di consapevolezza sull’uso dell’Intelligenza artificiale: solo il 13% dei partecipanti al sondaggio infatti, dichiara di utilizzare concretamente strumenti di IA nei processi di selezione. Perché questa scarsa propensione?

(Pontrandolfo): Il dato cui si fa riferimento si presta ad una lettura alternativa: non parlerei di scarsa propensione, quanto più di scarsa consapevolezza. Molti e molte di noi utilizzano spesso strumenti di intelligenza artificiale anche senza saperlo. L’IA non è solamente il chatbot cui chiediamo consigli: l’intelligenza artificiale è presente in molti degli strumenti che utilizziamo, nei siti che visitiamo, nelle applicazioni che installiamo sui nostri smartphone. È molto probabile che anche i manager delle risorse umane intervistati abbiano sottostimato l’adozione di strumenti IA semplicemente perché, molto spesso, tali strumenti risultano integrati nei software e ciò non è trasparente verso gli utenti.

Allo stesso tempo se da un lato si ammette l’esistenza di discriminazioni di genere, dall’altro risulta più difficile riconoscere come elementi quali l’aspetto fisico, tono di voce o rigidità biografiche continuino a influenzare, anche in modo indiretto, le decisioni di selezione. Che ne pensa?

(Lagrasta): Esiste una ampia e ricca letteratura scientifica nel merito di come aspetti apparentemente marginali possano influenzare i risultati dei processi di selezione del personale. Per quanto non esistano soluzioni semplici al problema dei bias di genere, la nostra ricerca contribuisce a dimostrare come a maggiori livelli di sessismo corrispondano maggiori livelli di negazione dell’esistenza di queste problematiche. Negare che un problema esista è, indubbiamente, il primo passo per non risolverlo.

Lo studio, inoltre, propone un percorso metodologico volto allo sviluppo di tecnologie più sicure, trasparenti e inclusive trattando l’IA non come “intelligenza neutrale” ma come agency che produce effetti e richiede regole e controlli verificabili lungo tutto il ciclo di vita del sistema per approdare ad una prospettiva di convergenza verso standard e regole capaci di spingere organizzazioni e fornitori a “progettare per includere” invece di intervenire e correggere successivamente.

Bari, 20 febbraio 2026 – Salvatore D’Antino, 25 anni, di Lucera (FG), neolaureato magistrale al Politecnico di Bari in Ingegneria Gestionale figura tra i mille talenti d’Italia che hanno ricevuto il “Premio America Giovani” dalla Fondazione Italia-USA.

La cerimonia di consegna delle pergamene del Premio è avvenuta presso Camera dei Deputati il 26 gennaio scorso. D’Antino si è laureato il 24 febbraio 2025 con la tesi dal titolo, “Explainable Artificial Intelligence e processo di Innovazione”, relatore, prof. Antonio Messeni Petruzzelli. La laurea magistrale segue quella triennale in Ingegneria Gestionale conseguita nello stesso Politecnico di Bari.

Oltre alla pergamena di premiazione, i giovani premiati hanno ricevuto una borsa di studio a copertura totale per fruire gratuitamente del master online esclusivo della Fondazione Italia USA in “Leadership per le relazioni internazionali e il made in Italy”.

Le vincitrici e i vincitori del Premio America Giovani sono stati selezionati dalla Fondazione Italia USA, tramite la banca dati delle università italiane, tra le neolaureate e i neolaureati con un piano di studi afferente gli interessi della Fondazione e sulla base di diversi parametri indicativi del loro percorso accademico, eventuali esperienze all’estero, curriculum e altre valutazioni comparative.

Il Premio America Giovani della Fondazione Italia-USA vuole valorizzare ogni anno mille talenti del nostro Paese con percorso universitario di eccellenza per sostenerli nel loro ingresso nel mondo del lavoro globale e delle sfide internazionali.